La glottofobia colpisce ancora.

Non è accettabile dire “leto” ma lo è dire “sabbato”.
Ma non riguarda tutti.  A quanto pare siamo gli unici a doversi vergognare della nostra inflessione.

Mentre la parlata milanese è addirittura una moda tra i giovani e gli accenti romano, romagnolo e napoletano sono percepiti come simpatici, quello Veneto è evidente motivo di imbarazzo per molti.

Un anno fa incontrai un ragazzo veronese che stava cercando di entrare nel mondo dello spettacolo e mi confidó che il suo accento lo faceva vergognare molto e che secondo lui era il motivo del suo insuccesso.

Questo lo dobbiamo anche alla continua ridicolizzazione della nostra parlata nei vari media. Basta pensare alle puntate di Carosello dove il troglodita con la clava o la serva parlavano Veneto, al continuo beffeggiare chi non riesce a nascondere il nostro accento nei media, ai pregiudizi che ci sono sempre stati sul Veneto ignorante, rozzo e alcolista.

Eppure la nostra lingua è stata usata per secoli nel mediterraneo per gli scambi commerciali, ha avuto una forte influenza e ha lasciato come eredità molte parole usate in italiano, e alcune conosciute in tutto il mondo come “ciao”, ma di cui pochissimi conoscono l’origine, ed è una lingua riconosciuta dall’Unesco con il codice Vec, una lingua particolare con una struttura grammaticale più simile ad altre lingue europee che all’Italiano. È stata la lingua di poeti, letterati ed inventori, di nobili e di eroi.

Ma questo non conta.

Dobbiamo scordarla e nascondere il nostro accento che ci fa sentire inadeguati e stolti.

È ormai consueto sentire condutturi di TG, che dovrebbero conoscere perfettamente la dizione, pronunciare parole come “penziero”, “imprescindibbile”, “penzione”, o “sabbato”.

Mentre qualsiasi attore o conduttore Veneto fa del suo meglio per ottimizzare la pronuncia dell’italiano, e il peggior errore che può commettere è quello di avare una “gn” poco geminata.

Io personalmente credo che sia doveroso parlare ogni lingua correttamente, ma come in qualsiasi altra lingua (inglese, spagnolo, svedese, portoghese) sono accolte tutte le diverse pronunce, allo stesso modo non deve essere discriminata alcuna inflessione dell’italiano, tantomeno quelle dovute alla presenza di una lingua diversa e ancora viva come lo è il Veneto.

Invito questi geometri a riflettere sul fatto che il problema non è loto ma di chi si fa beffa del loro meraviglioso accento.

Lo definiscono “poco educato”?

Questa è discriminazione.

Se una persona straniera mantiene il suo accento non è certo mancanza di educazione.

La lingua che parliamo nin c’entra nulla con l’educazione.
Discriminare in questo modo è un atteggiamento totalitario e poco sano.
La bellezza sta nella diversità. Non nell’appiattimento.

Daniela B.
Partito dei Veneti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.