Io non sono contro l’Islam. E non sono contro chi crede, prega e vive pacificamente la propria fede.
Ma una cosa deve essere chiarissima: la libertà religiosa non è una licenza per calpestare la libertà degli altri.
Io sono contro ogni forma di violenza, coercizione e discriminazione. E lo sono sempre. Non a seconda di chi la commette, non a seconda della religione che viene invocata, non a seconda della convenienza politica del momento.
Sono contro la decapitazione. Sono contro la lapidazione. Sono contro la schiavitù sessuale. Sono contro la mutilazione genitale femminile. Sono contro i matrimoni con minori. Sono contro l’abuso sui bambini. Sono contro la persecuzione degli omosessuali. Sono contro il suprematismo maschile. Sono contro la fede imposta con la paura e con la forza. E sono contro il terrorismo, qualunque bandiera pretenda di rappresentare.
Su questo non si tratta. Su questo non si negozia.
E se una determinata interpretazione della sharia pretende di negare i diritti fondamentali, la libertà individuale o l’uguaglianza davanti alla legge, io la contesto apertamente. Perché prima della religione viene la persona. Prima del dogma viene la libertà. Prima di qualsiasi imposizione viene la dignità umana.
Io difendo la libertà religiosa. Difendo il diritto di pregare, di credere, di non credere e di cambiare idea.
Ma la libertà deve essere reciproca.
Se in Europa difendiamo il diritto di costruire luoghi di culto e di professare liberamente la propria religione, allora abbiamo tutto il diritto di chiedere perché, in alcuni Paesi a maggioranza musulmana, ancora oggi le minoranze religiose subiscano restrizioni, persecuzioni o impedimenti nel professare la propria fede e nel costruire i propri luoghi di culto.
Non è odio chiedere reciprocità.
È uguaglianza.
E lo stesso vale per le persone LGBT. I loro diritti non possono essere difesi soltanto quando è conveniente farlo. Non possiamo proclamare che i diritti umani sono universali e poi improvvisamente diventare ciechi quando vengono violati dall’altra parte del mondo.
I diritti umani non hanno passaporto.
E lo stesso vale per le donne.
Non accetto una cultura politica che parla continuamente di emancipazione e femminismo e poi trova mille scuse quando una donna viene minacciata, picchiata, perseguitata o punita perché non si conforma a un codice religioso o sociale.
Una donna è libera.
È libera di vestirsi come vuole. È libera di mostrare i capelli. È libera di scegliere chi amare. È libera di studiare, lavorare, viaggiare, parlare, dissentire e decidere della propria vita.

Ph: G. Palmisano
Nessun uomo, nessuna famiglia, nessuna comunità e nessuna religione può arrogarsi il diritto di toglierle questa libertà.
E sia chiaro anche un altro principio: in una democrazia lo Stato è laico e la legge è uguale per tutti.
La separazione tra Stato e religione non è un dettaglio burocratico. È una delle grandi conquiste della libertà individuale.
Difenderla non significa essere contro una religione.
Significa dire una cosa semplicissima: nessun libro sacro sta sopra la Costituzione. Nessun precetto religioso sta sopra la legge. Nessuna autorità religiosa può decidere al posto dello Stato quali siano i diritti di un cittadino.
Chi vive in una società democratica ha il diritto di credere. Ma ha anche il dovere di rispettare le leggi di quella società.
Per questo dico no a un’integrazione intesa come resa. No all’idea che, per paura di sembrare intolleranti, dobbiamo tollerare l’intollerabile.
Accogliere non significa arrendersi.
Integrare non significa cancellare i nostri principi.
Rispettare una religione non significa essere obbligati ad accettare qualsiasi comportamento venga giustificato in suo nome.
E soprattutto: non facciamo l’errore di applicare due pesi e due misure.
Se una violazione dei diritti è inaccettabile quando viene commessa da un cristiano, da un ateo o da un estremista politico, deve essere inaccettabile anche quando qualcuno tenta di giustificarla in nome dell’Islam.
La legge deve essere cieca davanti alla religione.
I diritti non sono concessioni.
Non sono opinioni.
Non sono privilegi.
E non sono merce di scambio per ottenere consenso politico.
I diritti sono diritti.
E proprio perché crediamo nella libertà religiosa, dobbiamo avere il coraggio di difendere anche la libertà di chi quella religione la critica.
Proprio perché crediamo nell’uguaglianza, dobbiamo difendere l’uguaglianza anche quando qualcuno pretende di sottrarvisi in nome della tradizione.
Proprio perché crediamo nella dignità delle donne, dobbiamo difenderla sempre.
E proprio perché crediamo nella democrazia, dobbiamo avere il coraggio di dire no a ogni forma di estremismo, qualunque sia la sua bandiera.
Questa non è guerra contro una religione.
È difesa della libertà.
Non chiediamo a nessuno di rinunciare alla propria fede.
Chiediamo una cosa molto più semplice: che nessuno pretenda di usare la propria fede per far rinunciare gli altri alla propria libertà.
Questa è la linea.
Questa è la nostra libertà.
E su questa libertà non arretriamo di un millimetro.
Cesare Busetto


