Da indipendentista, osservo la guerra tra Russia e Ucraina con uno sguardo che molti definiscono scomodo, ma che per me è semplicemente coerente.
Tutte le guerre moderne nascono da un principio ignorato o negato: l’autodeterminazione dei popoli.
Quando comunità con una propria lingua, una storia e un’identità vengono schiacciate da Stati centralisti, il conflitto diventa solo una questione di tempo.
È successo nei Balcani, in Medio Oriente, e sì, anche in Ucraina.
Per anni, nelle regioni del Donbass, una parte consistente della popolazione ha chiesto almeno una forte autonomia, il rispetto della lingua russa, il riconoscimento della propria identità.
Il potere centrale di Kiev ha risposto con chiusura, repressione e militarizzazione del dissenso.
E l’Europa?
L’Europa che oggi sostiene Kiev si è girata dall’altra parte per anni davanti alle violenze dei battaglioni nazionalisti, come l’Azov, responsabili di abusi documentati contro la popolazione civile del Donbass.
Silenzio totale. Imbarazzante. Complice.
Ma c’è di più.
È indecente che la stessa Europa, che sbandiera valori democratici e diritti umani, abbia accettato senza battere ciglio che in Catalogna, nel cuore dell’Unione Europea, cittadini pacifici venissero picchiati e messi in galera per aver tentato di esprimersi con uno strumento che più democratico non esiste: un referendum.
Quando conviene, il voto è sacro.
Quando non conviene alle lobby di potere, diventa un crimine.
Da indipendentista non accetto questa doppia morale.
La democrazia non può essere a geometria variabile.
O vale sempre, o non vale mai.
Finché l’Europa continuerà a predicare valori che non ha il coraggio di difendere al suo interno, perderà ogni credibilità.
E finché l’autodeterminazione dei popoli verrà calpestata, la pace resterà solo uno slogan buono per i comunicati ufficiali.
M.B.


