Comunicato Stampa: Doge Pisani

Il Comune di Venezia si attivi perché il settecentesco busto marmoreo del Doge Alvise Pisani sia restituito alla città. Lo chiede il Partito dei Veneti, annunciando un’interrogazione al sindaco firmata dal consigliere comunale professor Stefano Zecchi.
Il monumento, che ornava la tomba del Doge, nella cappella di famiglia all’isola della Certosa, è sparito nel 1810, durante le devastazioni napoleoniche – come riporta il sito www.serenissima.news – ed è riapparso, proveniente da una collezione privata, tra gli oggetti d’alto antiquariato che saranno battuti all’asta nella seconda metà di giugno da una nota Casa d’Aste di Viterbo.
“Non posso non ricordare – ha detto il professor Zecchi – che nel 2002 il Comune di Venezia si fece promotore della restituzione alla città di una statua di Napoleone, che due secoli fa era stata abbattuta tra le ovazioni dei veneziani. Con il contributo della Cassa di Risparmio e di un comitato francese per la salvaguardia di Venezia, quella statua di Napoleone è stata acquistata per la somma di 400mila euro, è tornata nella città che tanti danni ha subìto da quel personaggio storico, ed è tuttora ospitata al Museo Correr. Non posso non vedere una contraddizione tra lo sforzo che allora venne dispiegato per restituire a Venezia il monumento a Napoleone, e l’assenza di iniziative per riportare degnamente in città il busto del Doge Alvise Pisani, che delle devastazioni napoleoniche fu vittima”.
“Con l’autorevole voce del professor Zecchi, consigliere comunale del Partito dei Veneti, noi chiediamo al Sindaco di Venezia di farsi promotore di una iniziativa che riporti a Venezia il monumento del Doge Alvise Pisani – ha detto Cesare Busetto, segretario del Partito dei Veneti -. Sarebbe questo il modo più giusto per ricordare, nel bicentenario della morte, il ruolo distruttivo che Napoleone ebbe per l’intera Veneta Repubblica. L’isola della Certosa, prima della venuta di Napoleone, era un luogo monumentale, con chiese antiche, conventi e chiostri, opere di Tiziano, Tintoretto, Vivarini. Dopo il passaggio di Napoleone, alla Certosa è rimasta soltanto l’erba. Tutti i tesori sono stati abbattuti, depredati e dispersi. E se ora riappare una delle opere d’arte che si trovavano in quell’isola, noi crediamo che Venezia abbia il dovere di riportarla in città”.

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